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Fecondazione assistita e rischio tumori

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Sono tante le donne che pur di diventare mamme si sottopongono a consistenti cure ormonali per accrescere la propria fertilità col rischio di andare incontro a tumori al seno ed endometriosi. Ciò viene però smentito da quanto pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility, secondo un recente studio condotto ...

di Ilaria

20 Marzo 2013





Sono tante le donne che pur di diventare mamme si sottopongono a consistenti cure ormonali per accrescere la propria fertilità col rischio di andare incontro a tumori al seno ed endometriosi.

Ciò viene però smentito da quanto pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility, secondo un recente studio condotto da ricercatori americani ed israeliani. Questi ricercatori hanno confrontato il rischio di sviluppare queste forme di cancro tra 19.795 donne non sottoposte a concepimento assistito e 67.608 donne, che invece hanno scelto di cercare un figlio con l’aiuto di tecniche di IVF tra il 1994 e il 2011. I risultati dimostrano che le pazienti trattate per la procreazione assistita non presentano un rischio maggiore rispetto alle altre di sviluppare un tumore del seno o dell’endometrio. Mentre è stato osservato un lieve possibile legame con l’aumento del rischio di cancro ovarico, ma i dati non sono sufficienti a stabilire un chiaro rapporto causa ed effetto.



Lucia Del Mastro, responsabile dell’unità Sviluppo Terapie Innovative all’azienda ospedaliero-universitaria San Martino Istituto tumori di Genova, esperta in gravidanza e tumori afferma: “Questi risultati sono rassicuranti per tutte le donne che scelgono la fecondazione in vitro. Tuttavia, dal momento che il tempo di osservazione dello studio è breve, rispetto al tempo nel quale si potrebbero sviluppare i tumori, gli autori raccomandano un monitoraggio adeguato soprattutto delle ovaie. Inoltre, il dato riportato dallo studio che indica un possibile aumento del rischio di neoplasia ovarica con l’aumentare del numero di stimolazioni ovariche effettuate, sottolinea ancora una volta l’importanza di una rivalutazione dell’adeguatezza della Legge 40 che, impedendo la congelazione degli embrioni, riduce in parte l’efficienza delle tecniche di IVF con conseguente necessità di sottoporre le donne italiane ad un numero di stimolazioni ovariche maggiore rispetto alle donne che effettuano queste procedure in paesi nei quali il congelamento degli embrioni è consentito”.

Fonte: www.corriere.it

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