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Disturbi premestruali: combatterli con il ferro

Una ricerca dimostra l'importanza del ferro nel ridurre il rischio di sindrome premestruale. Bisogna assumerne almeno 20 mg al giorno

di Raffaela

28 Febbraio 2013





Sono davvero tante le donne che soffrono della sindrome premestruale, arriavando d avere dolori lancinanti che impediscono il regolare svolgimento della vita quotidiana. Per tutte loro giungono notizie interessanti dall’University of Massachussets.

I ricercatori, in collaborazione con l’Università di Harvard, hanno svolto uno studio per analizzare il ruolo di diversi elementi e sali minerali nei disturbi premestruali.



Il primo importante dato emerso, riguarda il ruolo fondamentale del ferro. Difatti, gli studiosi hanno appurato che assumere almeno 20 mg di ferro al giorno attraverso l’alimentazione, riduce la probabilità di insorgenza della sindrome premestruale del 30-40%.

Altra sostanza da ricordare è lo zinco, che potrebbe essere d’aiuto, ma la sua assunzione è correlata ad effetti collaterali maggiori rispetto a quella del ferro.

Attenzione, invece, al potassio. Assumerne in quantità eccessiva può aumentare il rischio di sindrome premestruale, in quanto tende ad incrementare la ritenzione idrica che caratterizza questo delicato momento.

Ricordiamo che alimenti ricchi di ferro sono: lenticchie, ceci, fagioli, patate (soprattutto bollite). Invece, i cibi ad elevato contenuto di potassio sono: carciofi, noci fresche, fagioli, kiwi, cavolo.

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