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Come appoggiare il piede nella corsa

Quando si decide di fare jogging, la prima cosa da fare è quella di assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche adatte per farlo.

di Daniele Lisi

13 Febbraio 2013





CorrereAppoggiare correttamente il piede nella corsa è il momento più importante dell’esercizio fisico, quello che determina alla fine la sua buona o cattiva riuscita. Correre, come si è più volte detto, fa bene alla salute, è un vero toccasana per tutto l’organismo, aiuta a mantenere il peso sotto controllo ed è anche un valido aiuto per perdere quei chili di troppo che per molti rappresentano un problema. Tuttavia è necessario saper correre, rispettare delle regole fondamentali della corsa per evitare che una sana attività fisica possa tramutarsi in una fonte più o meno severa di problemi.

Quando si decide di fare jogging, la prima cosa da fare è quella di assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche adatte per farlo, quindi è bene rivolgersi al proprio medico che consiglierà quali sono gli esami da fare per poter correre in tutta sicurezza. Tra gli esami da fare uno particolarmente importante è un test da sforzo, o meglio, una prova da sforzo in modo da verificare lo stato di salute del proprio cuore,  l’eventuale rialzo anomalo della frequenza cardiaca e della pressione durante lo sforzo e controllare che non ci siano alterazioni nel tracciato dell’elettrocardiogramma durante la prova. Una volta che si ha avuto il via libera da parte dello specialista, è possibile dedicarsi tranquillamente allo jogging.

A questo punto è necessario dotarsi dell’abbigliamento adatto che può essere rappresentato da un pantalone di una tuta o da yoga e da una vecchia T-shirt, preferibilmente di cotone, e infine da un paio di scarpette adatte, per il cui acquisto non bisogna assolutamente lesinare sul prezzo, perché è quell’accessorio fondamentale che spesso fa la differenza tra una corsa regolare e un infortunio. Ed è quindi ora  il caso di parlare del modo di appoggiare il piede durante la corsa.



CorsaBisogna sapere che il movimento  può essere suddiviso in tre fasi distinte: contatto, appoggio e spinta. Durante la fase di contatto il piede poggia al suolo con la parte esterna del calcagno  e questa fase dura circa il 25% del tempo totale. Nella fase di appoggio, il peso del corpo viene completamente sorretto dal piede. E questa fase  dura circa il 40% del tempo totale. È il momento più delicato della corsa in quanto lo scafoide, l’osso interno dell’arco plantare, compie una serie di rotazioni, per semplificare,  che fanno si che  il piede aumenti la propria superficie su cui si distribuisce e ammortizza, in un certo senso, il peso corporeo. Questa rotazione viene chiamata pronazione, ed è durante questa fase che i muscoli del polpaccio si caricano per poi restituire l’energia durante la successiva fase della corsa.

In questa ultima fase, quella appunto di spinta, il piede si comporta  come una vera e propria leva rigida che trasmette la forza esplosiva al terreno, con  il peso del corpo che si sposta sull’avampiede e con i muscoli del polpaccio e delle dita che si contraggono per permettere il normale procedere della corsa. Questa ultima fase dura il 35% del tempo totale. Se il movimento è corretto e se l’appoggio del piede al suolo avviene come descritto, e in questa fase sono molto importanti le scarpette utilizzate, anche le altre articolazioni, come il ginocchio e l’anca, lavorano con la massima efficienza, senza correre il rischio di incorrere in qualche infortunio che, oltre ad impedire per un certo lasso di tempo la prosecuzione dell’esercizio fisico, potrebbe anche creare dei problemi di una certa severità.

Scarperre da runningQuindi, quando si acquistano le scarpette per fare jogging, è necessario scegliere quelle specifiche per la corsa, quelle da running tanto per intenderci, perché pensare di  poter utilizzare delle semplici scarpette da ginnastica che semmai si hanno nel ripostiglio di casa, è una idea che può portare solo dei problemi.
Infine, ultimo suggerimento, non chiedere mai al proprio fisico più di quanto è in grado di dare in un determinato  momento, quindi non andare mai oltre i propri limiti, ma incrementare il tempo e l’andatura adattandolo alle proprie condizioni fisiche.

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