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Il virus dell’herpes che uccide le cellule tumorali

I ricercatori dell'Università di Bologna sono riusciti a modificare un virus dell'herpes, in grado così di eliminare le cellule tumorali

di Raffaela

09 Febbraio 2013

Modificare un virus dell’herpes per renderlo innocuo per l’organismo, ma in grado di distruggere le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane. Questa la ricerca ha cui hanno lavorato gli studiosi dell’Università di Bologna. Ricerca, che sta ottenendo i primi risultati positivi.

Il virus in questione è stato modificato in modo da riconoscere uno specifico marcatore, denominato HER2, presente anche nelle cellule tumorali dell’ovaio e del seno. Una volta introdotto nell’organismo di alcuni topi, il virus si è dimostrato capace di eliminare le cellule cancerose, senza sortire effetti sulle cellule sane.

Questo riduce drasticamente gli effetti collaterali delle tradizionali terapie antitumorali, attraverso le quali vengono colpite anche elementi non tumorali.

Per eseguire la ricerca sono stati adoperati realizzati modelli murini di topi portatori di neoplasie umane, aventi metastasi addominali.

E’ difficile studiare in laboratorio la diffusione metastatica dei tumori umani -spiega Pier Luigi Lollini, coordinatore del team che ha creato questi modelli- per questo abbiamo sviluppato un sistema-modello che riproduce nei topi la diffusione metastatica dei tumori dell’ovaio e del seno, consentendoci di testare nuove terapie antitumorali in condizioni che rispecchiano quelle umane”.

A capo della ricerca, vi è invece Gabriella Campadelli-Fiume che ha sottolineato:

“Molti scienziati nel mondo stanno cercando di produrre virus oncolitici, cioè che distruggono le cellule tumorali. Spesso le modificazioni operate, che rendono l’agente virale innocuo per l’organismo ospite, lo rendono anche scarsamente aggressivo nei confronti del tumore e quindi, dal punto di vista terapeutico, poco efficace

Gabriella Campadelli-Fiume continua: “Noi siamo i primi a essere riusciti ad ottenere un virus herpes riprogrammato in grado di colpire le cellule tumorali con marcatore HER-2, senza infettare le altre cellule sane, indirizzando così tutta la sua capacità distruttiva solo sulle cellule malate”. La tecnologia è stata brevettata dall’Università di Bologna”.

Gli studiosi di Bologna lavorano da due anni a questo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLoS Pathogens.

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