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La malattia del bacio, cos’è e come si trasmette

La malattia del bacio, ovvero la mononucleosi, è una malattia virale che colpisce più frequentemente i giovani rispetto alle persone anziane.

di Daniele Lisi

23 Gennaio 2013





BacioLa malattia del bacio, ovvero la mononucleosi, è una malattia virale che colpisce più frequentemente i giovani rispetto alle persone anziane, causata dal virus Epstein-Bar, della famiglia degli herpesvirus, ed è una delle infezioni virali maggiormente diffuse tanto che si stima che il 90% della popolazione mondiale abbia gli anticorpi specifici. Il periodo di incubazione della malattia è di 4-6 settimane negli adulti e anziani, mentre nei bambini è molto più breve, mediamente una quindicina di giorni. Il contagio avviene attraverso  il contatto con liquidi del tratto oro-faringeo, in sostanza il bacio da cui deriva anche il nome popolare della malattia, ma anche da condivisione delle stoviglie, giocattoli e ogni altra cosa che può essere contaminata con la saliva di un soggetto infetto. Questo è anche uno dei motivi per cui la mononucleosi è particolarmente diffusa tra i giovani, i bambini in particolare.

I sintomi principali son i più vari e vanno dalla faringite, stanchezza, malessere generale cui seguono in linea temporale cefalea, brividi, nausea, dolori addominali, vomito, febbre e anche, in alcuni casi la splenomegalia, ovvero l’ingrossamento della milza, che più che essere un sintomo è un dato diagnostico, ma anche una condizione da monitorare attentamente. La diagnosi di mononucleosi si ottiene mediante esami di laboratorio e, tra  questi, il monotest, esame specifico e poco costoso con cui si ricercano gli anticorpi eterofili che sono presenti nel 95% dei casi di infezione dal virus Epstein-Bar. Il test, tuttavia, non è probante al 100% in quanto potrebbe dare dei falsi negativi, per cui in caso di sospetto di mononucleosi è necessario anche effettuare altri esami ematici in grado di dare una risposta definitiva e, tra questi, quello per la ricerca degli anticorpi anti-early-antigens AB.



MononucleosiIl decorso della malattia è molto variabile ed è diverso da soggetto a soggetto. Nella maggioranza dei casi, dopo una fase acuta della durata di 15 giorni circa, nel giro di un paio di settimane si guarisce completamente, anche se per alcuni questo periodo può dilatarsi ulteriormente e durare alcune settimane e, in alcuni casi particolari, anche alcuni mesi. Trattandosi di una malattia di origine virale, la terapia di riferimento è a base di antipiretici e di FANS, più raramente l’Aspirina perché vi è il rischio di andare incontro alla sindrome di Reye, una grave forma di encefalopatia acuta, anche se si tratta di un evento oggettivamente raro.

Gli antibiotici sono del tutto sconsigliati, sempre per il fatto che si tratta di una malattia virale, ma potrebbero essere prescritti dal medico solo in caso di comparsa di infezioni batteriche secondarie, a causa di un indebolimento generale delle  difese immunitarie dell’organismo causate appunto dalla malattia stessa.
Solitamente, la maggior parte dei casi di mononucleosi si risolvono tranquillamente senza nessuna conseguenza, anche se il virus, una volta terminata l’infezione,  può dar luogo ad una infezione latente e permanente che può riattivarsi quasi periodicamente. Le complicanze, anche se rare, possono essere di varia origine e interessare il sistema nervoso centrale, con encefaliti, meningiti, mieliti e altro ancora;  a livello epatico la complicanza più grave è senza dubbio l’epatite fulminante, fortunatamente un evento rarissimo, mentre sono più frequenti, ittero, innalzamento delle transaminasi e altro ancora.

MononucleosiUna delle complicanze possibili è anche la rottura della milza, dovuta al suo ingrossamento, e in questi casi è necessario intervenire con tempestività perchè un evento del genere potrebbe rivelarsi fatale. Per questo motivo, gli sportivi che hanno contratto la mononucleosi, devono riprendere la loro attività agonistica con estrema cautela, perché in alcuni sport, in particolare quelli in cui il contatto fisico è una condizione normale, un urto un po’ più violento potrebbe provocare la rottura della milza se già ingrossata a causa dell’infezione, per cui è bene guarire completamente e fare una visita medica specifica prima di rimettersi in attività.

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