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La sterilità ed i suoi risvolti psicologici

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Cosa si perde fisicamente e mentalmente nel momento in cui ci si scopre sterili? La possibilità di procreare è universalmente considerata una capacità umana fondamentale nella vita di una coppia e la sterilità è vissuta negativamente al di là della cultura e del paese in cui si ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

02 Gennaio 2011





Cosa si perde fisicamente e mentalmente nel momento in cui ci si scopre sterili?

La possibilità di procreare è universalmente considerata una capacità umana fondamentale nella vita di una coppia e la sterilità è vissuta negativamente al di là della cultura e del paese in cui si vive.

Ma cosa s’intende con il termine sterilità? Nella dizione italiana la sterilità è l’incapacità di riprodursi e definisce una coppia che tenta di avere un figlio per almeno un anno di tempo ma non riesce in questa, apparentemente banale, impresa. Le motivazioni di questo fallimento procreativo possono essere le più svariate e avere origini fisiche, psicologiche od un miscuglio di entrambe.

La sterilità è una condizione strettamente connessa a risvolti negativi: con sé non porta altro che l’inevitabile consapevolezza dei limiti umani. Gli individui coinvolti, quando vengono diagnosticati sterili, si trovano a dover affrontare un’immagine di sé stessi fisica e mentale diversa da quella che avevano in precedenza. E’ uno sconvolgimento che trova impreparata la coppia stessa.



A livello corporeo questa situazione è vissuta come un deficit organico. Come asserisce Merleau-Ponty “Io sono il mio corpo”; di conseguenza una problematica corporea rispecchia anche una fatica mentale. A livello psicologico ci si sente in colpa ed inadeguati.

La diagnosi di sterilità sconvolge diversamente ma non meno intensamente la donna, l’uomo ed il loro rapporto di coppia. La donna perché privata della capacità straordinaria di dare fisicamente e mentalmente la vita; l’uomo perché si sente sconfitto e non in grado di poter far sperimentare alla propria compagna la magica esperienza della gravidanza e del parto; la coppia deve abbandonare il progetto genitoriale, almeno quello naturale biologico e ciò non può che portare inevitabilmente ad un momento di crisi.

La sterilità demolisce la convinzione di tutti noi di essere onnipotenti, di poter riuscire con la tecnica scientifica a sopperire ad ogni nostro limite; basti pensare al ricorso smisurato di molte pratiche mediche con le quali qualunque ostacolo può essere abbattuto pur di avere un figlio proprio.

Se l’uomo non fosse così impegnato a negare i propri limiti, potrebbe utilizzare le proprie energie in modo creativo e solidale, per esempio scegliendo la via dell’adozione nel suo più autentico significato.

La sterilità, quindi, va dolorosamente vissuta, affrontata e superata in modo creativo, originale e costruttivo. La sua adeguata elaborazione ci permette di accettare l’essere umano nella sua completezza che vuol dire anche carenza, imperfezione e limitatezza.

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