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Il Natale: celebrazione della rinascita interiore

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Il Natale è una festa religiosa molto sentita nella nostra cultura occidentale, ciò che però dovrebbe costituire la cornice di questa ricorrenza è diventato l’interesse primario. Di conseguenza i giorni che precedono il 25 dicembre le città si colorano di luci, le case di cesti natalizi e ...

di Dott.ssa Elena Bernabè

25 Dicembre 2010





Il Natale è una festa religiosa molto sentita nella nostra cultura occidentale, ciò che però dovrebbe costituire la cornice di questa ricorrenza è diventato l’interesse primario.

Di conseguenza i giorni che precedono il 25 dicembre le città si colorano di luci, le case di cesti natalizi e regali, i supermercati di persone pronte a rifornirsi del cibo necessario per i vari cenoni e pranzi. Tutto è caratterizzato da un’atmosfera magica e se scende addirittura la neve allora il gioco è fatto. Anche chi non è credente si sente felicemente obbligato a festeggiare il Natale.

Ma è davvero questo il suo valore più autentico? Sicuramente no, ma non importa.

Questa, purtroppo, è la natura di una società che non si chiede il perché degli avvenimenti: spesso li subisce e basta! Non si spiegherebbero altrimenti queste modalità povere di celebrare tale ricorrenza.

Il Natale, infatti, celebra per chi è credente la nascita di una persona che ha cambiato il mondo. Se lo si vuole davvero ricordare e festeggiare l’uomo deve riuscire ad immedesimarsi in Lui, nel suo pensiero, nelle sue parole, nelle sue azioni: è l’occasione per ogni individuo di crescere psicologicamente, riflettendo ed agendo.



Trascorrere del tempo a tavola con i propri famigliari, scambiandosi magari dei doni, è piacevole ma è riduttivo ricondurre il Natale solo a questa gradevole attività: la sua vera essenza sta nel dono  che non deve essere ricondotto ad un oggetto, ma a noi stessi, al nostro tempo, alla nostra creatività.

Di conseguenza il periodo di Natale è l’occasione di potersi prendere del tempo dal lavoro al fine di immergersi nella meditazione e non nell’ozio e nell’inerzia mentale e fisica, è la possibilità di approfondire le Sacre Scritture per poterle comprendere e mettere in pratica, è il momento dell’auto analisi, dell’autocritica e della conseguente azione, è la preziosa occasione di dare il nostro contributo al miglioramento del mondo, è il permesso di poterci allontanare da chi conosciamo meglio per avvicinarci a chi ci è più estraneo e a chi ha bisogno di noi.

Il Natale vissuto in questo modo è un Natale libero, autentico, terapeutico, coraggioso e significativo.

Un Natale così spalanca il cuore, gli occhi e la mente, ci libera dall’inutilità, ci rigenera. Solo in tale contesto è possibile sorridere dinnanzi alle luci colorate, apprezzare un pranzo in compagnia, accettare semplici doni simbolici.

Un Natale così è finalmente degno di essere vissuto, diversamente diviene unicamente e tristemente l’ennesima ricorrenza consumistica e fasulla dove a regnare non è l’autenticità dell’incontro ed il trionfo del significato ma la supremazia della superficialità e dell’inerzia mentale.

Allora sì, Buon Natale autentico a tutti!

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