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La sindrome di Gerusalemme

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Gerusalemme, la Città Santa, meta da anni di migliaia di pellegrini. Di questi, ogni anno, centinaia vengono ricoverati all’ospedale psichiatrico di Kfar Shaul in Israele perché colpiti dalla “sindrome di Gerusalemme”: l’improvvisa idea/fissazione, che parte da uno stato delirante, di essere un personaggio della Bibbia. (adsbygoogle = window.adsbygoogle ...

di Dott.ssa Licia Falduzzi

21 Dicembre 2010





Gerusalemme, la Città Santa, meta da anni di migliaia di pellegrini.

Di questi, ogni anno, centinaia vengono ricoverati all’ospedale psichiatrico di Kfar Shaul in Israele perché colpiti dalla “sindrome di Gerusalemme”: l’improvvisa idea/fissazione, che parte da uno stato delirante, di essere un personaggio della Bibbia.



Ci si crede Gesù Cristo, il diavolo, un apostolo, il re David, Abramo, un profeta, direttamente Dio. C’è chi vaga nel deserto della Giudea vestito con il lenzuolo bianco dell’albergo nel quale alloggia; chi dorme davanti alla Chiesa del Santo Sepolcro nell’attesa che nasca Gesù; chi compie ripetuti gesti di purificazione, lavandosi tante e tante volte prima di indossare una tunica bianca; chi si reca al muro del pianto convinto di essere il Messia.

Descritta per la prima volta nel 1930 dallo psichiatra Heinz Herman, questa patologia, la cui incidenza pare aumenti durante le festività, venne poi definita “sindrome di Gerusalemme” da Yair Bar-El, uno psichiatra israeliano.

Le radici di questa nuova sindrome sono da ricercare innanzitutto nelle forti emozioni che nella Città Santa aggrediscono il pellegrino da ogni parte, ma anche nel fatto che il nuovo arrivato è una persona fortemente animata da profonda fede religiosa, il che la rende più esposta a queste impressioni.

Il disturbo tende a risolversi da solo in pochi giorni (3/4) ed il trattamento mira a non interrompere subito la sindrome, perché se il paziente si rende bruscamente conto di non essere il personaggio che invece credeva di essere potrebbero insorgere cedimenti psicologici, questi, sì, piuttosto complicati da risolvere.

Dopo qualche giorno di riposo i pazienti riprendono un comportamento normale e c’è chi neanche ricorda cosa gli sia accaduto.

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