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Omeopatia, pro e contro

L'eterna diatriba tra i fautori dell'omeopatia e coloro che sono contrari. Due scuole di pensiero e due convinzioni diametralmente opposte.

di Daniele Lisi

14 Aprile 2012





omeopatiaOmeopatia, pro e contro. L’eterna diatriba che contrappone due metodi terapeutici e due scuole di pensiero diametralmente opposte.  Eppure all’omeopatia si affida un gran numero di persone, oltre tutto in continua crescita. L’Italia è ora il terzo Paese  europeo per numero di soggetti che si rivolgono alla omeopatia, e sembra che l’ascesa sia destinata a continuare. Questo non potrà certo far piacere ai tradizionalisti, coloro che ritengono che la medicina tradizionale sia da preferirsi in tutti i casi, visto che si basa su ricerche e studi  clinici che comunque hanno consentito di allungare la vita media in maniera significativa. Va però detto, ad onor del vero, che questo avviene anche grazie ad altre metodiche come quelle di rianimazione, chirurgiche, e grazie anche alla diagnosi precoce.

Ovviamente l’eterna discussione non vedrà mai la fine, visto che ciascuno resta con le sue convinzioni.
La differenza tra omeopatia e medicina tradizionale è abbastanza semplice. La prima non cerca di contrastare la malattia con principi attivi la cui azione è appunto quella di contrasto, bensì si basa sul principio della similitudine del farmaco. In sostanza si parte dal concetto che se una malattia ha prodotto un certo disturbo, usando un principio attivo estremamente diluito, addirittura in frazioni infinitesimali che provoca gli stessi sintomi, è possibile alla fine arrivare a curare gli effetti di tale malattia.

prodotti omeopaticiUno studio recente condotto presso la Chiarite University Medical Center di Berlino e pubblicato sulla rivista BMC Public Health ha messo in evidenza che coloro che si rivolgono all’omeopatia per curare disturbi come le allergie, mal di testa e insonnia, ottengono benefici maggiori rispetto a chi si rivolge alla medicina tradizionale. Nello specifico lo studio ha interessato 3709 soggetti, tra adulti e bambini al di sopra degli 8 anni  e alla fine si è visto che un terzo dei soggetti è ancora in cura con l’omeopatia, poco meno di un altro terzo ha sospeso il trattamento in quanto  ha risolto i problemi e la restante parte del campione ha interrotto la cura omeopatica perché non ne ha ricevuto alcun giovamento.
Uno dei punti a sfavore della omeopatia è che le cure e quindi i prodotti omeopatici non sono a carico del servizio sanitario nazionale, per cui chi si rivolge a questo metodo terapeutico, dovrà far fronte di tasca propria a tutte le spese.



La medicina tradizionale, di contro, è seguita sicuramente dalla maggioranza delle persone anche se i pro omeopatia sono oggi arrivati a sfiorare il 20%.  La medicina tradizionale conta, innanzi tutto, su un numero praticamente infinito di laboratori di ricerca, finanziati in tutto il mondo  in maniera quasi massiccia, tranne che nel nostro Paese, da sempre maglia nera per quanto riguarda i finanziamenti pubblici. Inoltre, è presente sul territorio in maniera capillare grazie alle tante strutture ospedaliere pubbliche e private, mentre l’omeopatia  nel nostro Paese può contare solo su di una nuova struttura ospedaliera a Pitigliano nella Maremma toscana, mentre in altri Paesi europei la presenza è più significativa.

La medicina tradizionale considera l’omeopatia acqua fresca, proprio perché i medicinali omeopatici sono  prodotti utilizzando principi attivi naturali disciolti in acqua in frazioni infinitesimali.
omeopatiaVa detto anche che la medicina tradizionale può contare su anni e anni di successi in vari campi, essendo riuscita in effetti a debellare un gran numero di malattie. Se solo si pensa i progressi fatti per combattere l’ipertensione, l’ulcera per la quale una volta si moriva, mentre adesso non è altro che una seccatura passeggera e, ancora, la sopravvivenza ad un infarto che oggi non è più un problema, cosa che una volta era impensabile. Senza contare i trapianti che oggi danno una seconda possibilità, una nuova vita a tanti pazienti che altrimenti non avrebbero avuto scampo. Anche se si tratta di tecnica chirurgica, la farmacologia fa la sua parte con i farmaci anti rigetto.  Alla fine, si tratta comunque di una partita che reterà sempre aperta.

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