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Leucemia: nuova tecnica per combatterla

Agire sul codice genetico degli anticorpi per renderli più specifici contro le cellule tumorali. Una ricerca che arriva dal San Raffaele di Milano

di Raffaela

03 Aprile 2012





Uno studio prestigioso, che promette di cambiare l’approccio terapeutico usato per i tumori del sangue, in particolar modo per la leucemia. Una ricerca portata avanti dal San Raffaele di Milano e condotta da un team internazionale capitanato da Chiara Bonin, responsabile dell’Unità di Ematologia sperimentale del San Raffaele, in collaborazione con Luigi Naldini, il Direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica.

La parola chiave è immunoterapia. Agire sul codice genetico degli anticorpi deputati al riconoscimento ed alla distruzione delle cellule tumorali, ma andiamo con ordine. Nel nostro sistema immunitario vi sono cellule che hanno il compito di difenderci dalla presenza di agenti estranei (virus, funghi, batteri), tra queste i linfociti T sono deputati, tra l’altro, al riconoscimento delle cellule cancerose.

Considerando che queste sono cellule facenti parte del nostro organismo, il numero di linfociti T che realmente debella le unità tumorali, è esiguo e quindi poco efficace, da solo, a sconfiggere la malattia. Va detto che i linfociti T riconoscono il nemico grazie ad un’interazione tra un recettore situato sulla cellula T (il Tcr -recettore del linfocita T- ) ed una porzione proteica situata sul nemico, chiamata antigene.

Si ha, dunque, una specificità d’azione.Ogni linfocita ha un proprio recettore con il quale lega un determinato antigene. Se ne deduce che un linfocita riconosce uno specifico agente estraneo e lo elimina.



Linfocita T

Ciò che si è fatto da tempo è di moltiplicare, in laboratorio, il numero di linfociti T in grado di riconoscere le cellule tumorali. Per farlo si usa una tecnica, detta Tcr gene transfer. Significa inserire nel linfociti di partenza, il gene del Tcr specifico per il tumore, così da ottenere linfociti cancro specifici.

Il problema fin ora riscontrato era quello di trovarsi dinanzi ad un linfocita con due Tcr: quello inserito in laboratorio (cancro specifico) e quello di partenza. Due recettori comportano due riconoscimenti ed una conseguente ridotta specificità d’azione contro il cancro. Di fatto, si ha una scarsa efficacia e sicurezza.

Ciò che è stato fatto al San Raffaela di Milano cambia tutto. Grazie a delle molecole chiamate Zinc Finger Nucleases , si è potuto tagliare la doppia elica di DNA del linfocita in laboratorio, così da eliminare il gene del recettore originario. Inserendo poi il gene del recettore antitumorale (con la sudetta tecnica Tcr gene transfer), si è ottenuto un linfocita con un solo Tcr: specifico per il cancro.

Lode a Elena Provasi e Pietro Genovese, i due giovani ricercatori e primi autori dello studio, che riceveranno a Ginevra l’ambito Van Bekkum Award, dalla Società europea di trapianto di midollo. La ricerca è stata pubblicata su Nature Medicine.

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