Questo sito contribuisce
all'audience di

 

La meditazione per ridurre l’ansia e prevenire l’Alzheimer

La meditazione permette di controllare l'insorgere di pensieri negativi, riduce l'ansia e potrebbe essere d'aiuto nel combattere l'Alzheimer

di Raffaela

02 Aprile 2012





La meditazione per ridurre ansie e pensieri negativi che diminuiscono la qualità della nostra vita e rappresentano un campanello d’allarme per l’insorgenza della depressione. Il potere delle pratiche meditative si conosce da millenni, giunge ora dalla prestigiosa Yale University uno studio che conferma le proprietà calmanti di alcune tecniche.

La ricerca ha coinvolto 23 volontari, di cui 13 meditatori. Tramite risonanza magnetica funzionale si è registrata l’attività di un’area specifica del nostro cervello, chiamata DMN (default mode network). Questa è responsabile dell’elaborazioni di paure e pensieri angosciosi, che affiorano nel corso della giornata in mono autonomo.



Si è dimostrato che coloro che praticavano tecniche meditative, presentavano una ridotta attività di quest’area, un maggior controllo sull’elaborazione delle negatività che si manteneva durante e dopo la meditazione. Si parla di tecniche basate sul volere il bene altrui, sul controllo della respirazione e sul porre attenzione ad un singolo pensiero senza forzature, così da passare naturalmente al successivo.

Nello specifico le tecniche esaminate si chiamano rispettivamente Amare gentilezza, Concentrazione e Consapevolezza senza scelta. L’importanza di questa ricerca sta nel fatto di poter comprendere come utilizzare queste metodiche anche per malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Ecco quanto dichiarato dal prof. Judson Brewer, che ha condotto la ricerca:

I risultati del nostro studio suggeriscono che la meditazione è capace di ridurre l’attività del DMN in maniera relativamente specifica e che il sistema è semplice da utilizzare e a basso costo; inoltre la meditazione ha anche il vantaggio di essere accessibile a molte persone a prescindere dal loro livello d’istruzione e dalla loro situazione socio-economica. Naturalmente, studi prospettici saranno importanti nel determinare se essa può davvero rinviare l’inizio della demenza di Alzheimer”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Leggi anche

Seguici