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Tumore al seno

Il tumore al seno è  la forma tumorale femminile più frequente tanto da colpire, nei paesi industrializzati, una donna su dieci. Tuttavia, grazie alla diagnosi precoce,  la mortalità attualmente è decisamente più ridotta rispetto agli anni passati. Il tumore al seno è una patologia oncologica che vede interessate le cellule delle ...

di Daniele Lisi

09 Marzo 2012

senoIl tumore al seno è  la forma tumorale femminile più frequente tanto da colpire, nei paesi industrializzati, una donna su dieci. Tuttavia, grazie alla diagnosi precoce,  la mortalità attualmente è decisamente più ridotta rispetto agli anni passati.
Il tumore al seno è una patologia oncologica che vede interessate le cellule delle ghiandole mammarie che vanno incontro ad una crescita incontrollata trasformandosi, quindi, in cellule maligne che, una volta staccatesi dalla loro sede originale, invadono le aree circostanti e , inoltre, possono essere portate in giro per l’organismo attraverso il sistema linfatico e sanguigno e dar luogo, quindi, a tumori a distanza dal punto di origine, le metastasi. Questo è, in effetti, lo stadio della malattia peggiore e più problematico da affrontare, per cui è importante che si possa giungere ad una diagnosi precoce, quando la forma tumorale è ancora ben circoscritta e non ha invaso altri distretti dell’organismo.

A differenza di un tumore benigno che una volta asportato non dà più luogo a problemi di sorta dal momento che resta  circoscritto, un tumore maligno ha invece la capacità di espandersi e dar luogo a metastasi che sono poi di norma la reale causa di un esito infausto.
La malattia viene distinta in tre fasi, in base alla sua condizione, e queste tre fasi sono contraddistinte da tre sigle e, per la precisione  T(tumore primitivo), N(linfonodi regionali) e M(metastasi a distanza).
Queste tre fasi sono poi quelle che determinano la scelta del corretto intervento terapeutico da adottare, dal momento che la grandezza,  il numero di linfonodi interessati e la eventuale diffusione ad altri distretti dell’organismo sono determinanti. Infatti, un approccio terapeutico che si attaglia perfettamente ad una condizione, potrebbe non essere adatto ad affrontare una situazione completamente diversa.

tumore al senoQuesto vale anche per l’intervento chirurgico visto che un conto è dover asportare solo la massa tumorale ancora ben localizzata e circoscritta, altra cosa è dover provvedere anche all’asportazione dei linfonodi positivi e procedere allo svuotamento del cavo ascellare.
Trattandosi di una trasformazione che interessa anche l’epitelio delle ghiandole mammarie, il tumore al seno non è un esclusiva del mondo femminile, visto che tali ghiandole sono presenti anche nell’uomo, solo che l’incidenza è prevalentemente e fortemente femminile, con un rapporto di 150 a 1.
Le cause che possono determinare l’insorgenza di un tumore al seno sono per lo più ancora sconosciute, mentre si sono fatti passi avanti nell’individuazione di alcuni fattori di rischio che possono essere più o meno influenti  sulla sua comparsa. Trattandosi di un tumore ormonosensibile,  ovvero che sia sulla sua insorgenza che sul suo decorso intervengono gli ormoni, in particolare gli estrogeni,  una prolungata esposizione a tali ormoni è considerata un fattore di rischio rilevante. Pertanto, sia le terapie ormonali sostitutive durante il periodo della menopausa che i contracettivi orali, possono avere una certa influenza sulla comparsa di un tumore al seno.

Di contro, la gravidanze tende in genere a proteggere dal tumore al seno, per cui maggiore è il numero di gravidanze, minore sarà il rischio. Stesso discorso per l’allattamento al seno, dal momento che le donne che lo hanno fatto per un periodo di almeno due anni, possono contare su una riduzione del rischio del 20-30%.
La sintomatologia è molto poco significativa, visto che di norma non è mammografiadolente. Tuttavia la presenza, soprattutto nei soggetti oltre i 30 anni, di un nodulo  non dolente che si avverte alla palpazione  è una condizione da indagare e che quindi richiede immediatamente il ricorso al medico. Del resto, come detto in precedenza, la sola vera via per evitare di incorrere in situazioni pericolose, è la diagnosi precoce, oggi possibile con una serie di esami che ogni donna dovrebbe effettuare nel corso della sua vita.

L’esame di riferimento, oltre alla autopalpazione del seno che andrebbe effettuata  di norma con regolarità, è la mammografia, che va effettuata ad  intervalli regolari praticamente per tutta la vita. Tuttavia, nelle donne molto giovani, di età inferiore ai 35 anni, è necessario procedere ad una ecografia, in quanto le mammelle  a quell’età sono particolarmente dense e non possono essere  visualizzate correttamente dalla sola mammografia.
In sostanza,  vista la grande diffusione della patologia, è necessario sospettarne la presenza nei casi in cui la palpazione  diretta evidenzi la presenza di un nodulo estraneo  o anche in presenza di un reperto mammografico o ecografico sospetto. Per cui, una volta che si verificano queste condizioni, è necessario ricorrere ad un esame istologico del tessuto sospetto, tessuto che si ottiene mediante un’agoaspirazione.

Anche gli esami radiologici sono importanti per la determinazione del tumore, della sua eventuale estensione e, quindi, dell’individuazione degli altri organi interessati. In tutti i casi, la soluzione diagnostica migliore è quella di rivolgersi ad un solo centro specializzato, sotto la guida di un solo medico, in modo che possa avere sotto controllo l’intero iter diagnostico.
Nel  malaugurato caso questi  primi esami dovessero dare un esito positivo, è necessario passare ad una seconda fase per verificare  l’eventuale diffusione della malattia, localizzazione e se queste sono plurime.
Quindi, è necessario un test  ematochimico per verificare l’eventuale presenza di marcatori tumorali specifici che possono, sin da subito, indirizzare in un certo senso le indagini successive.

Si passa poi a dei test, così detti, di stadiazione, per verificare lo stadio della malattia e quindi si procederà con una serie di esami quali una radiografia del torace,  ecografia epatica,  scintigrafia ossea (è una dei distretti  privilegiati dalle metastasi al pari del fegato),  TAC epatica e cerebrale, RMN ricercarisonanza magnetica nucleare e, infine  una ROLL, localizzazione radioguidata delle lesioni occulte, una nuova metodica diagnostica introdotta recentemente dall’Istituto dei tumori di Milano e  che eseguono solo alcuni centri specializzati. Con questa tecnica è possibile rilevare lesioni talmente piccole da sfuggire in primo luogo alla palpazione e inoltre ne consente la localizzazione con la massima precisone, cosa che consente di intervenire per l’asportazione senza danneggiare i tessuti circostanti e, cosa importantissima, con ottime probabilità di completo successo.
Attualmente l’approccio terapeutico per la soluzione di un tumore al seno è abbastanza differenziato, visto che sono disponibili  svariati protocolli medici che consentono di affrontare il tumore a seconda dello stadio in cui si trova.
Chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia, immunoterapia con anticorpi monoclonali, radioterapia e farmaci sono tutte armi che si hanno a disposizione per affrontare un tumore al seno e, vista la varietà di protocolli disponibili, è evidente che anche le figure professionali interessate sono un discreto numero. Queste sono, solitamente, l’oncologo medico che ha di norma  la gestione complessiva del paziente,  il chirurgo e il radioterapista.

L’approccio fondamentale è, indubbiamente, quello chirurgico, necessario per l’asportazione della mass tumorale, a prescindere dalla sua eventuale  diffusione. Tuttavia, potrebbe essere necessario intervenire prima con la chemioterapia con l’intento di ridurre le dimensioni della massa da asportare, chemioterapia che comunque troverà applicazione anche in chirurgiaseguito all’intervento per controllare eventuali metastasi, in particolar modo se di piccole dimensioni. La radioterapia e poi importante per controllare ed evitare che si possano verificare nel tempo delle recidive, ma fondamentale resta l’intervento chirurgico che si distingue in chirurgia demolitiva e chirurgia conservativa, a seconda della diffusione e dello stadio del tumore da trattare.

Se si riesce ad affrontare tempestivamente un tumore nelle sue fasi iniziali, la chirurgia può assicurare a 5 anni dall’intervento il 65% di guarigioni, percentuale che arriva al 90% in caso di massa tumorale inferiore ai 2 cm e senza l’interessamento dei linfonodi.
Per raggiungere questi risultati assolutamente incoraggianti, è necessaria la diagnosi precoce, l’unica strada al momento in grado di limitare significativamente i danni di un tumore al seno.



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