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Dieta a Zona, funziona davvero?

Dieta a Zona,  funziona davvero?  Domanda difficile e  risposta altrettanto complicata. Come solitamente accade per tutte le diete, si formano in breve tempo due scuole di pensiero assolutamente antitetiche, per cui non è possibile dare una risposta univoca. Vi è, appunto, che è ferocemente contrario a questa così come ad ...

di Daniele Lisi

02 Marzo 2012

dieta a zonaDieta a Zona,  funziona davvero?  Domanda difficile e  risposta altrettanto complicata. Come solitamente accade per tutte le diete, si formano in breve tempo due scuole di pensiero assolutamente antitetiche, per cui non è possibile dare una risposta univoca. Vi è, appunto, che è ferocemente contrario a questa così come ad altre diete  soprattutto  se hanno avuto origine in realtà sociali e dalle abitudini alimentari completamente diverse dalle nostre, vi è poi che ritiene, che con i dovuti aggiustamenti, questa, così come altre diete, possa andare bene e, quindi, funzioni.
Che la dieta possa funzionare, questo è fuor di dubbio, quello che invece resta un punto controverso, così come in altre circostanze, è se la dieta a zona possa essere adottata da un gran numero di soggetti, praticamente senza alcuna limitazione per patologia o altra condizione e, soprattutto, se adottata nel lungo periodo, non possa essere causa di effetti indesiderati per colpa di una alimentazione sbilanciata, in un verso o nell’altro.

dietaQuesta dieta, la dieta a zona, è nata come  per la maggior parte delle diete, oltre oceano, negli Stati Uniti, Paese da molto più tempo di noi alle prese con problemi di sovrappeso e obesità, problemi che fino ad un certo momento non ci sono appartenuti, in quanto da sempre siamo stati, anche se inconsapevolmente, fautori della dieta mediterranea, che ci ha messo al riparo per lungo tempo dai chili di troppo. L’autore, Barry Sears, un biochimico statunitense, aveva messo a punto questa dieta partendo dalla necessità di capire perché  praticamente tutti i suoi familiari, pur conducendo uno stile di vita  salutare sia dal punto di vista alimentare che del  movimento, erano colpiti da infarto.

Nei suoi studi, aveva concentrato la sua attenzione su di un gruppo di ormoni, gli eicosanoidi,  che svolgono un ruolo importante nel controllo di molte funzioni organiche tra cui il sistema cardiovascolare e quello immunitario, visto che controllano i depositi di grasso. Questi ormoni vengono prodotti dall’organismo in due modelli, diciamo così, quelli buoni, i vasodilatatori, e quelli cattivi che sono poi i vasocostrittori. Ne consegue che un giusto equilibrio tra i due ormoni in questione è garanzia di buona salute. La dieta a zona  prende in considerazione non tanto il valore  calorico degli alimenti che si assumono tutti i giorni,  bensì sono ripartiti in gruppi di nutrienti e, in particolare, 40% di carboidrati, 30% di proteine e 30% di grassi.
Tuttavia, una dieta del genere avrebbe messo in un certo senso in seria difficoltà gli italiani desiderosi di cimentarsi con questa dieta, in quanto avrebbero visto drasticamente limitata l’assunzione di uno dei piatti nazionali, la pasta e non solo, ma anche il pane, la pizza e tutto ciò che è presente nella classica alimentazione mediterranea, che poi tanti danni fino a questo momento non aveva fatto, tutt’altro. I danni sono arrivati quando sono cambiate le abitudini  alimentari degli italiani, abitudini per lo più importate.

Ecco che quindi si è provveduto a modificare radicalmente la dieta a zona, dando origine ad una dieta a zona all’italiana, che sposta notevolmente il rapporto dei gruppo di nutrienti che diventa, in effetti,  60-65% di carboidrati, 20-15% di proteine e 20-15% di grassi, praticamente una dieta a zona a nostro uso e consumo.
dietaMa allora viene da chiedersi, ma è proprio necessario passare alla dieta a zona, mentre sarebbe molto più semplice continuare, o meglio, riappropiarsi della nostra vecchia e sempre collaudata dieta mediterranea?

A volte, è la tendenza del momento a decretare la fortuna o il fallimento di una dieta, come in questo caso, ma per tornare ad essere quel Paese nel quale il problema del sovrappeso e dell’obesità  era di fatto un problema del tutto marginale, basterebbe avere il buon senso di tornare alle vecchie abitudini alimentari di una volta, certamente più salutari e oltre tutto più economicamente vantaggiose.

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