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Malattia Parkinson: sintomi, cura e riabilitazione

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzata da una carenza significativa di dopamina, il neurotrasmettitore indispensabile per la gestione del movimento. Tale carenza è la conseguenza della morte precoce dei neuroni, situati nella così detta sostanza nera,  con conseguente perdita ...

di Daniele Lisi

23 Febbraio 2012





parkinsonIl morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzata da una carenza significativa di dopamina, il neurotrasmettitore indispensabile per la gestione del movimento. Tale carenza è la conseguenza della morte precoce dei neuroni, situati nella così detta sostanza nera,  con conseguente perdita di controllo del corpo. Ecco quindi i tremori, la rigidità nei movimenti, la lentezza sia fisica che mentale e altro ancora.
Questa malattia colpisce indifferentemente uomini e donne, con un esordio prevalentemente intorno ai 60 anni, tuttavia la convinzione che si tratti di una patologia che interessa solo le persone di una certa età è errata, in quanto sempre più frequentemente si ha un esordio precoce.  Infatti, un paziente su quattro ha meno di 50 anni e il 10% ha una età inferiore ai 40. Resta comunque una forma degenerativa che molto difficilmente colpisce i giovani, anche se qualche raro caso è comunque documentato.

Le origini della malattia non sono ancora ben note anche se si ipotizzano diverse possibilità Gli studi recenti hanno comunque individuato diverse possibilità  quali un meccanismo biologico legato ad un anomalo processo apoptotico, ovvero la morte cellulare,  processo che per colpa di un difetto genetico sarebbe mal programmato. In campo genetico, infatti, sono stati evidenziati alcuni geni che sembrano avere una importanza fondamentale per l’esordio della malattia. Vi sono, poi, anche altre cause, come l’azione dei  radicali liberi e altre ambientali, come ad esempio l’esposizione a pesticidi e erbicidi che sarebbero in grado di accrescere il rischio anche del 50-70%. Infine, e questo è un dato da non sottovalutare,  anche alcuni processi infettivi virali potrebbero fungere da causa scatenante e, tra questi, anche l’influenza, ragion per cui la vaccinazione è sempre più di attualità.



andaturaLa sintomatologia più nota è, indubbiamente, il tremore, ma vi sono altri sintomi che soprattutto nelle fasi iniziali sono più sfumati e spesso non vengono presi  nella giusta considerazione. Il tremore a riposo, che solitamente interessa una sola mano  e solo dopo diverso tempo, mesi o anni, può interessare anche l’altra. E’ caratterizzato da un movimento lento, circa 5-6 volte al secondo, che ricorda il tipico movimento che si compie nel contare le monete. Può essere presente anche un tremore d’azione che si  evidenzia quando si compie un movimento volontario, come il portare una posata alla bocca nell’atto di mangiare.  Alcuni pazienti riferiscono anche di una sensazione di tremore interno che però non è rilevabile dall’osservatore.
Rigidità che interessa prevalentemente gli arti, il collo e il tronco, per cui si evidenza una deambulazione che presenta una anomala o sensibilmente ridotta oscillazione delle braccia.

Lentezza nei movimenti che si evidenzia in alcune particolari circostanze come l’alzarsi da una sedia, azione che viene eseguita con evidente impaccio. Ne può risentire anche la mimica facciale, per cui si avranno espressioni del volto innaturali o, addirittura, statiche.
Andatura non corretta accompagnata da evidenti disturbi dell’equilibrio. apoptosiL’andatura è caratterizzata dalla flessione in avanti del tronco e da una marcata riduzione dell’ampiezza dei passi.
In presenza di uno o più dei citati sintomi, è necessario rivolgersi prontamente al proprio medico per  sottoporsi ad una visita accurata.

La cura attuale del Parkinson si basa prevalentemente sull’utilizzo di due farmaci in associazione, la DOPA che è un aminoacido naturale e i dopaminoagonisti, in quanto se presi separatamente, nel giro di 2-4 anni perdono di efficacia. Ma la nuova frontiera della cura del Parkinson è rappresentata da un trattamento precoce a base di rasagilina che garantisce un beneficio clinico maggiore rispetto a coloro che iniziano la cura tardivamente. Il farmaco è in grado di rallentare, o meglio, frenare significativamente la malattia e questo è il primo passo nella direzione di una futura possibilità di guarigione.
Anche la terapia riabilitativa ha fatto notevoli passi avanti, tanto da poter offrire un sensibile miglioramento della qualità della vita.

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