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Un gene responsabile della depressione

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Un gene è il responsabile della depressione  maggiore, quella forma di malattia del gruppo delle patologie legate all’ansia, che sono spesso  una strada senza uscita. Ma se fino a questo momento, o meglio, fino a qualche anno fa  si pensava che la depressione fosse un fatto ...

di Daniele Lisi

07 Gennaio 2012





geniUn gene è il responsabile della depressione  maggiore, quella forma di malattia del gruppo delle patologie legate all’ansia, che sono spesso  una strada senza uscita. Ma se fino a questo momento, o meglio, fino a qualche anno fa  si pensava che la depressione fosse un fatto meramente psicologico legato alle condizioni di vita, allo stress, e all’ansia generalizzata, ora si comincia a prendere in seria considerazione che la depressione, pur se legata a fattori scatenanti, possa essere un a sorta di patrimonio genetico dell’individuo, una predisposizione che rende alcuni soggetti più esposti di altri al problema. I disturbi psichiatrici possono essere descritti a molti livelli, il più tradizionale dei quali sono descrizioni soggettive derivanti  dall’esperienza di essere depresso e l’uso di scale di valutazione che quantificano i sintomi depressivi.

Negli ultimi due decenni, la ricerca ha sviluppato altre strategie per descrivere le basi biologiche della depressione , includendo la misurazione volumetrica del cervello tramite risonanza magnetica (MRI) e gli schemi di espressione genica nelle cellule bianche del sangue, una sorta di marchio della predisposizione, come detto in precedenza.
Durante questo periodo, una grande quantità di ricerche hanno cercato di caratterizzare i geni che causano la depressione mettendoli anche in relazione con gli  stati dell’umore,  le alterazioni nella struttura del cervello e la funzione misurata con la risonanza magnetica, e schemi di espressione genica prelevati in post-mortem dal tessuto cerebrale di persone affetti da  depressione, diciamo così, conclamata.

depressioneUna recente ricerca mirante a capire la relazione tra la depressione e questi schemi di espressione genica che presentano delle particolarità del tutto specifiche è stata condotta dal Dr. David Glahn, della Yale University e Hartford Hospital, ricerca che ha cercato di combinare tutti i tipi di informazioni raccolte per cercare di arrivare alla formulazione di un metodo di valutazione.
Da questa ricerca si è giunti alla identificazione di un gene specifico, chiamato RNF123, che è stato rilevato in tutti i campioni provenienti da soggetti  che soffrivano di depressione, gene che si ritiene appunto possa svolgere un ruolo di primaria importanza nella depressione maggiore.



Si è giunti a questa identificazione, per così dire, partendo dalla misurazione di posizionamento della struttura cerebrale e sulla sua funzione genetica che si fosse rilevata importante, praticamente determinante per la malattia specifica e da qui alla localizzazione di un gene candidato per la depressione maggiore.
Da questo studio, si è potuto verificare che il gene sopra citato, il RNF123, pur non essendo mai stato realmente accostato alla depressione, è tuttavia in modo evidente in grado di influenzare una parte del cervello chiamata ippocampo, che è alterata nelle persone affette da depressione maggiore.
L’approccio utilizzato in questo studio può aiutare a fare uso di tutte queste informazioni, magari aumentando la capacità di identificare i geni che causano la depressione, e  che  potrebbero  essere presi come bersaglio per il trattamento della depressione maggiore.

Ma la depressone , nel suo complesso, è qualcosa di molto più articolato che non semplicemente l’espressone di un gene. Certo, il gene in questione, anche se al momento quello identificato è solo un candidato, visto che non si ha ancora la certezza che ne sia il responsabile,  potrebbe svolgere un ricercaruolo importante nella predisposizione alla malattia, ma certamente le cause che alla fine la determinano sono altre. Un po’ come dire che esistono soggetti più esposti ad una patologia, predisposti appunto, ma che potrebbero anche non svilupparla mai, perché non esposti al fattore scatenante.
Ecco, sapere che un soggetto è tra i candidati teorici alla depressione, potrebbe essere un vantaggio per cercare di svolgere una attività di prevenzione, sia come stile di vita che come evitare quei comportamenti che alla fine potrebbero risultare scatenanti della patologia. Certo, la vita però spesso riserva delle sorprese, a volte buone e a volte negative, e contro queste non c’è prevenzione che tenga, purtroppo.

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