Questo sito contribuisce
all'audience di

 

Una intensa attività sportiva può arrecare danni al ventricolo destro

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Una intensa attività sportiva potrebbe arrecare danni al ventricolo destro del cuore degli atleti impegnati in performance sportive estreme, come una maratona o un qualsiasi altro impegno agonistico ad essa equiparabile. Una recente ricerca ha trovato la prima prova che alcuni atleti che partecipano in condizioni di ...

di Daniele Lisi

09 Dicembre 2011





maratonaUna intensa attività sportiva potrebbe arrecare danni al ventricolo destro del cuore degli atleti impegnati in performance sportive estreme, come una maratona o un qualsiasi altro impegno agonistico ad essa equiparabile.
Una recente ricerca ha trovato la prima prova che alcuni atleti che partecipano in condizioni di estrema esercizio di resistenza, come maratone, triathlon endurance, ciclismo o triathlon alpino ultra possono riportare danni al ventricolo destro del cuore, una delle quattro camere nel cuore coinvolti nel pompaggio del sangue in tutto il corpo.

I risultati hanno evidenziato che, pur se il danno si è dimostrato essere reversibile per la maggior parte degli atleti, il 13% dei soggetti esaminati durante lo studio hanno mostrato evidenza di ulteriori danni permanenti,  riscontrati con risonanza magnetica (MRI) che mostrano cicatrici del muscolo cardiaco note come fibrosi. Tuttavia, è possibile che questi atleti che hanno mostrato danni permanenti avrebbero potuto nascere con una predisposizione a sviluppare un danno a seguito di esercizio di resistenza a lungo termine.
Praticamente tutti i cambiamenti nei cuori degli atleti erano stati risolti nel giro di  una settimana dopo aver partecipato a un evento competitivo  e nella maggior parte degli atleti, un adeguato recupero dovrebbe determinare  un miglioramento della funzione del muscolo cardiaco. Di fatto, il cuore è in grado di ricostruirsi, in un certo senso,  in modo da poter sostenere uno nuovo stimolo simile al precedente anche in futuro, sempre che tra uno sforzo e l’altro intercorra un lasso di tempo tale da consentire questo recupero, periodo che deve essere abbastanza lungo, non solamente poche settimane.



cuoreVi sono tuttavia, come la ricerca sembra dimostrare, alcuni atleti nei quali l’esercizio estremo può causare lesioni da cui il cuore non recupera completamente e in questo caso, gli atleti affetti  da tale problema possono essere a rischio di una riduzione delle prestazioni, neoformazioni o aritmie. E’ tuttavia probabile che questo problema interessi solo una minoranza di atleti, in particolare quelli nei quali l’allenamento più intenso non riesce a portare a ulteriori miglioramenti nelle loro prestazioni.
Il gruppo di ricerca che ha condotto lo studio ha controllato gli atleti che vi avevano partecipato, mediante ecocardiografia, risonanza magnetica, esami del sangue e, in tre momenti differenti, ovvero  due o tre settimane prima della gara, subito dopo la gara (entro un’ora), e 6-11 giorni dopo la gara.

I risultati hanno mostrato che, subito dopo la gara i cuori degli atleti avevano  cambiato forma, con il volume che era cresciuto, mentre la funzione del ventricolo era risultata ridotta. I livelli di una sostanza chimica chiamata B-peptide natriuretico di tipo (BNP), che viene secreta dai ventricoli in risposta allo stiramento eccessivo di cellule del muscolo cardiaco, era significativamente aumentato. La funzione del ventricolo destro era stata recuperata  nella maggior parte degli atleti dopo una settimana, ma in quelli che erano stati in competizione e che si erano allenati più lungo degli altri, sono stati rilevati  tramite  risonanza magnetica segni di cicatrizzazione, fibrosi, e inoltre si è potuto rilevare che le modifiche alla funzione del ventricolo destro erano aumentate con la durata della gara.

Al contrario, il ventricolo sinistro che, fino ad oggi era quello più  studiato negli atleti, non mostrava alcuna variazione.
fibrosiDai risultati di questa ricerca si trae la conclusione che il ventricolo destro, contrariamente a quanto si riteneva in passato, è il così detto tallone d’Achille del cuore, sul quale sarà necessario porre molta più attenzione che in passato, visto che una volta che si sono create le cicatrizzazione, la fibrosi cardiaca, questa potrà essere foriera di altri disturbi, anche seri.
Ciò, comunque, non va inteso come un allarme per rischio cardiaco al quale potrebbero andare incontro alcuni atleti particolarmente predisposti, tuttavia deve essere considerato come una ulteriore indagine di controllo alla quale vanno sottoposti gli atleti, per evitare che una eventuale fibrosi posso andare fuori controllo ed provocare serie complicazioni.

Leggi anche

Seguici