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Una terapia intensiva del diabete di tipo 1 dimezza i rischi.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Una terapia intensiva del diabete di tipo 1 dimezza i rischi, operando un costante controllo della glicemia nelle prime fasi del suo esordio. Un approccio di questo tipo è in grado di  produrre enormi risultati e preservare la funzione renale per decenni. La nuova scoperta grazie ...

di Daniele Lisi

15 Novembre 2011





graficoUna terapia intensiva del diabete di tipo 1 dimezza i rischi, operando un costante controllo della glicemia nelle prime fasi del suo esordio. Un approccio di questo tipo è in grado di  produrre enormi risultati e preservare la funzione renale per decenni. La nuova scoperta grazie ad uno studio pubblicato online sul New England Journal of Medicine in concomitanza con la presentazione dei risultati  in una riunione scientifica.
Rispetto alla terapia convenzionale, un controllo periodico della glicemia sin dalle prime fasi subito dopo la diagnosi di diabete di tipo 1 e continuando, con questa metodologia per un periodo di sei anni e mezzo,  ha ridotto della metà il rischio a lungo termine di sviluppare malattie renali. Il rischio di insufficienza renale è stato dimezzato, ma la differenza non è statisticamente significativa.

I partecipanti alla ricerca sono stati controllati, una parte con il metodo tradizionale e una parte con un metodo  intensivo e alla fine si è avuto come risultato che coloro che sono  stati sottoposti ai normali controlli hanno sviluppato in maggior numero malattie renali, e anche insufficienza renale.
Tutti i pazienti che hanno partecipato alla ricerca hanno cercato di mantenere un eccellente controllo del diabete e hanno raggiunto livelli di glucosio simili. La differenza, tuttavia, l’ha fatta la tempestività del trattamento e dei controlli, iniziati immediatamente dopo la diagnosi.

glicemia

Controllo della glicemia

Raggiungere livelli quasi normali di glucosio nel diabete di tipo 1 può essere impegnativo, tuttavia  lo studio fornisce una forte evidenza che rafforza i vantaggi di raggiungere l’obiettivo il più presto possibile per rallentare o prevenire le malattie renali e altre complicazioni.

Lo studio basato sulla tempestività del trattamento, effettuato dal 1983 al 1993 su 1.441 persone affette da diabete di tipo 1, ha rilevato che il controllo glicemico intensivo era superiore al controllo convenzionale nel ritardare o prevenire le complicanze generali. Lo studio è attualmente in corso, e continua a monitorare i pazienti osservati, per verificare  gli effetti a lungo termine delle terapie al di là del periodo iniziale di trattamento. Altri studi ancora  hanno rafforzato il la consapevolezza che il trattamento intensivo può ridurre il rischio di malattie cardiache, ictus, malattie degli occhi e danni al sistema nervoso associate al diabete.



Gli studi confermano che i benefici del trattamento non possono essere verificate a breve termine, soprattutto per le complicanze del diabete come le malattie renali, che possono progredire lentamente, ma hanno conseguenze devastanti, e quindi è necessario che la ricerca venga seguita per anni, molto più che decenni, vista l’evoluzione della malattia i cui effetti si vedono in particolar modo nel lungo periodo. La ricerca in questione non ha solo mostrato i benefici del controllo glicemico iniziale, ma in particolar modo ha fornito nuovi strumenti per aiutare le persone con diabete di tipo 1 al raggiungimento di tale controllo e quindi di vivere più a lungo e più sani.
La terapia tradizionale prevede un controllo al giorno dei valori di glucosio e, come trattamento, una o due iniezioni di insulina al giorno.

Il  trattamento intensivo, invece,  ha richiesto il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile  ai valori normali, e questo comportava

insulina

Infusore insulina

cercare di mantenere l’emoglobina a livelli vicini al normale con almeno tre iniezioni di insulina al giorno o una pompa di insulina, con controlli più frequenti e ravvicinati.
Una vera e propria terapia intensiva che sembra dare dei risultati molto più che interessanti, in particolar modo  sul lungo periodo, che poi è quello che alla fine  fa la differenza, nel senso che le gravi patologie renali, che possono portare anche alla necessità di sottoporsi a dialisi o a trapianto,  si presentano dopo un certo numero di anni.
Del resto, alla fine dei conti, è come se si trattasse di una procedura preventiva, un po’ come ciascuno deve fare autonomamente per cercare di prevenire alcune malattie che potrebbero cambiare la vita.

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