Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie sono un nuovo aspetto da prendere in considerazione per tempo, in modo da non farsi cogliere impreparati da una situazione sicuramente in rapida evoluzione. Una nuova indagine che verrà condotta, tra gli altri, da un gruppo di ricercatori della University of East Anglia (UEA), ...

di Daniele Lisi

21 Ottobre 2011

AmbrosiaGli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie sono un nuovo aspetto da prendere in considerazione per tempo, in modo da non farsi cogliere impreparati da una situazione sicuramente in rapida evoluzione.
Una nuova indagine che verrà condotta, tra gli altri, da un gruppo di ricercatori della University of East Anglia (UEA),  prenderà in considerazione il  futuro impatto del riscaldamento globale sulle malattie allergiche.
Questa è la prima indagine di questo tipo che prende in particolare considerazione l’aumento della diffusione di Ambrosia artemisiifolia, una specie infestante comunemente nota come l’ambrosia e originaria del Nord America. Questa Ambrosia artemisiifolia cresce fino a circa un metro di altezza  e il suo polline è un allergene particolarmente forte che può causare febbre da fieno, eczema e asma. Anche se l’ambrosia non ha ancora raggiunto il Regno Unito, probabilmente perché almeno in questo Paese le condizioni climatiche non sono sufficientemente favorevoli, sta raggiungendo tuttavia  proporzioni epidemiche in diverse parti del continente europeo e il Giappone, dove è nota come erba di maiale, e inoltre la pianta ha invaso le colture, riducendo  significativamente  i profitti per gli agricoltori non avvezzi alla lotta contro questa pianta infestante.

In Europa, i costi del sistema sanitario causati dalle allergie sono di oltre 25 miliardi di euro ogni anno, e il polline che induce varie forme di  allergia respiratoria è in netto aumento. Nelle aree più colpite, 1 bambino su 5 soffre di allergie causate da questa  specie di Ambrosia artemisiifolia.
cambiamenti climaticiQuesta nuova ricerca, avrà la durata di tre anni durante i quali  esaminerà come l’aumento delle temperature e l’arrivo di questa pianta possano intensificare i gravi problemi di salute, aumentando la quantità di polline prodotto, estendendo la stagione dei pollini, ed estendendo la sua distribuzione geografica ben oltre i suoi confini naturali.
Il gruppo di ricercatori ambientali presso l’Università di East Anglia, collaborerà anche con altri team in Francia, Belgio, Germania, Austria, Croazia e Italia, tutti dedicati a questa indagine particolare. Il team è composto da immunologi, dermatologi, biologi, allergologi, scienziati del clima e fisici. Le scoperte saranno fondamentali per  consentire agli organi preposti di trovare una strategia comune, idonea per  affrontare i problemi di salute derivante dal cambiamento ambientale globale.

Questa particolare specie di Ambrosia, endemica negli Stati Uniti, sta allargandosi rapidamente oltre i propri confini.  Infatti, a causa dell’aumento della temperatura  media del Pianeta  si sta assistendo ad una  diffusione molto rapida di questa pianta altamente invasiva e può essere solo una questione di tempo prima che venga individuata anche in Paesi che fino a questo momento non ne sono stati invasi, causando problemi di salute reali per il numero crescente di persone che soffrono di allergie, in particolare per i gruppi vulnerabili come i bambini e gli anziani.

Il progetto in questione, ‘malattie atopiche nel cambiamento del clima, uso del suolo e la qualità dell’aria‘, riunisce ricercatori da UEA e Rothamsted Research nel Regno Unito con istituti di ricerca e piccole e medie imprese provenienti da Austria, Belgio, Francia, Germania e Italia, ed è

allergia

Allergia

coordinato dall’Università di Medicina di Vienna,  e ha il compito di prendere in esame sostanzialmente due periodi futuri:  il primo compreso tra il 2010-2030, che osserverà  la  variabilità del clima in un periodo inter-decennale, che è un fattore cruciale e il secondo compreso tra il 2050-2070 quando si prevede che i grandi cambiamenti climatici causati  dal riscaldamento globale derivante dalle emissioni di gas a effetto serra saranno tali, tanto da  diventare un tema dominante.

Si tratta del primo studio del genere, coordinato tra varie nazioni e di così lungo periodo, ma si tratta di uno studio assolutamente indispensabile per valutare il probabile impatto dei cambiamenti climatici, l’uso del suolo e dell’inquinamento atmosferico sul polline e  l’allergia indotta, nei prossimi decenni e ideare quindi delle strategie di adattamento e prevenzione per ridurre al minimo l’impatto sulla salute globale.



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