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Parto in Casa, Le Regole da Rispettare Per Farlo in Sicurezza

La scelta andrebbe fatta in base allo stato di salute della gestante, all’andamento della gestazione, alla vicinanza o mendo di una struttura ospedaliera in grado di assicurare un’assistenza 24 ore su 24 in caso di necessità.

di Daniele Lisi

13 Dicembre 2016



Parto in casaParto in Casa, Le Regole da Rispettare Per Farlo in Sicurezza, ma comunque solo in caso la puerpera sia in perfette condizioni fisiche. Ma non basta. Secondo la Società italiana di neonatologia (Sin), partorire in casa piuttosto che in una struttura ospedaliera pubblica o privata che sia è certamente un rischio, perché in caso di complicanze la vita, sia della mamma che del neonato, potrebbero essere seriamente in pericolo. Non basta a volte la professionalità di chi assiste al parto, e nello specifico di una ostetrica preparata, potrebbe non essere sufficiente a scongiurare una complicanza, tanto è vero che per l’Associazione nazionale Ostetriche parto a domicilio questa scelta dovrebbe comunque essere fatta solo in determinati casi. In primo luogo uno stato generale di salute pressoché perfetto della futura mamma, e poi la disponibilità, nelle immediate vicinanze dell’abitazione in cui dovrebbe avvenire il parto, di strutture di emergenza cui rivolgersi in caso di necessità. Le complicanze impreviste potrebbero essere tante. Si va infatti da un cordone ombelicale troppo corto che impedirebbe al piccolo di nascere naturalmente, per cui sarebbe necessario un taglio cesareo urgente da praticarsi entro i trenta minuti dal momento in cui ci si accorge del problema.

Ci si potrebbe trovare all’improvviso al cospetto di un’altra emergenza, non rara, che potrebbe mettere a repentaglio la vita della madre, come un prolasso dell’utero, per cui essere già in una struttura ospedaliera con tutto ciò che occorre a portata di mano potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte. Senza poi contare che non sempre è possibile avere un’ambulanza in tempi brevi, in particolar modo in alcune regioni del paese, per cui la scelta di partorire in una struttura pubblica dovrebbe essere la scelta prioritaria. È ciò che, di fatto, avviene in Italia.

neonatoLo scorso anno sono nati in casa in Italia poco più di 500 bambini, a dimostrazione che non è certamente la prima scelta delle madri italiane. In altri paesi invece le cose sono ben diverse. In Olanda, per esempio, il 25% dei parti avviene tra le mura domestiche. In Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito molte donne preferiscono dare alla luce i propri figli in casa, non tante quanto avviene in Olanda, ma comunque un numero decisamente più alto rispetto all’Italia, ma sempre se supportate adeguatamente da personale altamente specializzato e comunque con bassa condizione di rischio e con struttura medica adeguata nelle immediate vicinanze per le emergenze.

Secondo l’Associazione nazionale Ostetriche parto a domicilio il parto più sicuro è quello dove la partoriente si sente più a proprio agio, dove è più tranquilla, e se ciò avviene senza alcuna necessità di intervento, le mura domestiche sono la scelta migliore. Del resto per secoli le donne hanno messo alla luce i loro piccoli in casa, con l’aiuto di quella che un tempo si chiamava la levatrice, quando disponibile tra l’altro, ma ciò non vuol dire che bisogna ritornare all’antico, anche perché non erano certamente pochi i casi in cui il parto finiva in tragedia.

La scelta andrebbe fatta quindi in base allo stato di salute della gestante, all’andamento della gestazione, alla vicinanza o Mamma e neonatomendo di una struttura ospedaliera in grado di assicurare un’assistenza 24 ore su 24 in caso di necessità, alla reperibilità immediata di un’ambulanza, e così via. Se tutto va per il meglio, il parto domiciliare rappresenta certamente un risparmio in termini economici per il Ssn. Alcune regioni italiane, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio e la provincia di Trento e Bolzano, erogano un rimborso pari all’80% delle spese sostenute per il parto tra le mura domestiche, mentre le Asl di Torino, Parma, Modena e Reggio Emilia forniscono assistenza pubblica gratuita alle partorienche scelgono di dare alla luce i loro piccoli a domicilio.

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