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Emergenza Ebola, cosa c’è da sapere e quali sono i primi sintomi

La ricerca scientifica, in tutto il mondo, è alle prese con questo virus e gli studi per cercare di trovare qualche cosa che possa tenere a bada Ebola, stanno progredendo.

di Daniele Lisi

11 Agosto 2014



EbolaEmergenza Eola, il virus mai come in questa occasione continua a far parlare di sé, perché si tratta di qualcosa che spaventa, qualcosa che era, sin dalla sua scoperta,  rimasto  confinato nel cuore del Continente Nero, mentre adesso sta cominciando a varcare quei confini che erano rimasti inviolati per decenni. Quindi il problema comincia potenzialmente ad interessare anche coloro che vivono ai margini della sua zona di origine e, considerando che al giorno d’oggi gli spostamenti sono tanto veloci quanto la trasmissione del virus stesso, si sta man mano diffondendo la consapevolezza, o quantomeno il dubbio, di non essere più al sicuro. E ovviamente a poco o nulla valgono le rassicurazioni dei governi in quanto la paura è decisamente più grande delle parole rassicuranti, e quindi ci si aspetta un po’ tutti che vengano prese delle serie misure per scongiurare anche solo l’idea del contagio. Lo stanno facendo in Gran Bretagna, lo stano facendo in Cina, si apprestano a farlo anche altri Paesi, mentre invece l’Italia continua ad essere meta di sbarchi pressoché quotidiani, e questo non fa altro che far crescere la paura. Il problema è che una cura non esiste, pare che ci sia un nuovo siero sperimentale prodotto negli Stati Uniti che sembra funzionare, tuttavia essendo appunto ancora sperimentale, la sua disponibilità è limitata a solo qualche confezione.

Le possibilità che Ebola possa sbarcare in Italia, oltre che in Europa, sono davvero remote, tuttavia l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS,  raccomanda estrema prudenza anche perché afferma che il virus si diffonde più rapidamente di quanto lo si riesce a contenere. Si tratta di un virus soggetto a poche mutazioni, anche se l’attuale epidemia, che in Africa ha fatto registrate fino ad ora 1.300 casi con circa 700 morti, sembra essere diversa rispetto alle epidemie precedenti, perché la sintomatologia è diversa, sostanzialmente simile ad altre patologie anche solo da raffreddamento. Infatti questa è rappresentata da febbre, diarrea, faringite, stanchezza, mal di testa, dolori, vomito, mentre le emorragie cutanee e viscerali che l’anno sempre caratterizzata, sembrano essere in buona parte assenti. Questo è il motivo per cui è anche più difficile individuarla.

Ebola diffusioneSi trasmette per contatto con liquidi corporei, quindi sangue, lacrime, materiale biologico infetto, mentre pare che non si trasmetta per mezzo delle goccioline di saliva che solitamente vengono immesse nell’aria quando si starnutisci, anche se in un primo momento si era parlato anche di questa possibilità. Quindi, con una attenta prevenzione, e tenendosi il più alla larga possibile da soggetti sospetti, diciamo così, il contagio dovrebbe essere scongiurato. Resta il fatto che, non essendoci una cura e nemmeno un vaccino, la preoccupazione tanta, soprattutto da parte delle autorità sanitarie internazionali. Come detto in precedenza, a parte il siero sperimentale con cui si stanno curando i due medici volontari statunitensi  contagiati in Africa e rimpatriati nei giorni scorsi, la sola profilassi possibile è rappresentata da antipiretici, antivirali generici e una costante idratazione del paziente.

Va anche detto, ad onor del vero, che rispetto alle precedenti  epidemie di febbre emorragica verificatesi  nel cuore dell’Africa, la percentuale di mortalità sembra essere leggermente più bassa. L’incubazione, una volta contratto il virus dell’Ebola,  varia da 2 a 21 giorni, anche se di solito questo processo dura mediamente una settimana o giù di li. La ricerca scientifica, in tutto il mondo, è alle prese con questo virus e gli studi per cercare di trovare qualche cosa che possa tenere a bada Ebola, stanno progredendo.

Ebola ricercaUno studio sperimentale americano, forse quello cui si accennava in precedenza, anche se non è dato saperne di più, ha potuto constatare che una proteina sarebbe in grado di bloccare il virus, solo che ovviamente si è ancora nella fase sperimentale e  verifiche sull’uomo non ne sono state fatte, tranne che con i due medici americani citati in  precedenza che, informati di quanto sarebbe stato somministrato loro, hanno accettato di sottoporsi alla cura, sembra con risultati incoraggianti.

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