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Migliori e peggiori Ospedali in Italia, ecco la Classifica per Tipo di Intervento

Grazie ai dati che arrivano direttamente dall’Agenzia nazionale sanitaria è possibile sapere quali sono le trutture sanitarie migliori e quali le peggiori.

di Daniele Lisi

23 Luglio 2014



Frattura del collo del femoreMigliori e peggiori Ospedali in Italia,  qualcosa che le persone che sono purtroppo costrette a rivolgersi ad una qualsiasi struttura sanitaria per risolvere un problema di salute, quale ne sia la sua gravità, vorrebbero sapere. Il diritto alla salute è oltre tutto sancito dalla costituzione, per cui è normale che quando ci si rivolge ad una struttura sanitaria ci si aspetta di ricevere  la migliore assistenza possibile, sia che si tratti semplicemente di una cura che di un intervento chirurgico. Finire sotto i ferri, come suol dirsi, è quasi sempre scioccante, è qualcosa che nessuno vorrebbe gli debba mai capitare, ma quando invece ciò avviene, è normale che ci si aspetti anche di ottenere i migliori risultati in assoluto e, inoltre, di correre i rischi minori. Sapere  quali sono gli ospedali migliori e quali i peggiori è possibile grazie ai dati che arrivano direttamente dall’Agenzia nazionale sanitaria che ha pensato bene di rendere noti tali dati in base alla tipologia d’intervento e al core business, ovvero le percentuali di successo degli interventi e quelle di mortalità, relative soprattutto a patologie e quindi interventi  il cui fattore di rischio intrinseco è comunque non trascurabile.

È quindi normale che la medicina e, in questo caso, la chirurgia, cerchino sempre di migliorare le tecniche interventistiche proprio per ridurre il fattore di rischio e quindi la mortalità ad esso collegata. È altrettanto normale che vi siano interventi più semplici e altri più complessi e quindi più rischiosi, interventi che possono essere affrontati con una anestesia locale, evidentemente meno problematica, e altri che invece necessitano di una anestesia totale che già di per sé rappresenta un fattore di rischio. Inoltre la qualità di una struttura sanitaria, sia che si tratti di una struttura pubblica che di una privata, dipende dalla qualità e aggiornamento delle sue apparecchiature sanitarie, dall’organizzazione,  dalle competenze, dalle risorse umane che poi alla fine, quasi sempre, contribuiscono in modo particolarmente significativo a fare la differenza. Potersi aggiornare tempestivamente, ma soprattutto saperlo fare, significa mettere sempre a disposizione dei pazienti il meglio sia per quanto riguarda le tecniche interventistiche, che le apparecchiature. Ma vediamo, per alcuni tipi di intervento, quali sono le strutture migliori e quali le peggiori.

BypassLa frattura del collo del femore, un episodio che anderebbe trattato tempestivamente, sia per ridurre la sofferenza del paziente, sia per poter contare più facilmente su un pieno recupero. Non tutti gli ospedali riescono ad intervenire nelle 48 ore, ma alcuni ci riescono e sono da considerarsi quindi i migliori, come lo sono appunto Villa Scassi di Genova, il Presidio Ospedaliero S. Francesco d’Assisi di Salerno e l’Ao Brunico di Bolzano, quindi con sia il Nord che il Sud in evidenza.  Altri invece riescono a gestire nelle 48 ore solo il 3% dei casi, come avviene al Teresa Masselli S. Severo e al Ao Ospedali Riuniti, entrambi di Foggia, o come all’ Ospedale Marino Regina Margherita di Alghero, in Sardegna.

L’intervento di  bypass aortocoronarico è uno degli interventi che più spaventano perché più delicati, anche se in netto calo rispetto al passato, perché oggi grazie all’emodinamica è possibile risolvere la maggior parte delle situazioni critiche. Risolvere una stenosi con un’angioplastica e con l’applicazione di uno stent avviene sempre più di frequente, e anche in questo caso vi sono strutture in Italia, come ad esempio l’ospedale Clinica Villa Maria Cecilia di Cotignola, Ravenna,  dove si registra una mortalità di appena il 2 per 1000, che ovviamente è legata anche allo stato generale del paziente sottoposto ad intervento.

AngioplasticaTornando al bypass aortocoronarico, vi sono alcune strutture che possono essere considerate eccellenti, proprio in relazione al tasso di mortalità, e tra queste vanno citate l’ospedale Mazzini di Teramo, l’Ao Uni di Bologna e l’Ao Riuniti di Trieste, con una percentuale rispettivamente dello 0,20%, 0,60% e 0,60% di mortalità. Situazione ben diversa alla CC Villa Verde di Taranto con un tasso di mortalità del 6,20%, all’ Ao universitaria pisana (5.90%),  all’ Ospedale Maggiore Carità di Novara (4,90%).

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