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Pareidolia, scopri se ne soffri guardando queste immagini

Pareidolia è l’attitudine di vedere, scorgere, individuare, delle facce in tutto ciò che si osserva, a partire dalle nuvole, per finire ad un oggetto qualsiasi.

di Daniele Lisi

15 Luglio 2014



PareidoliaPareidolia, chi sarà mai costei, verrebbe da dire prendendo a prestito le parole del Manzoni. Niente di preoccupante, anzi, qualcosa che si potrebbe anche definire geniale, creativo, fantasioso. Pareidolia è di fatto l’attitudine di vedere, scorgere, individuare, delle facce in tutto ciò che si osserva, a partire dalle nuvole, e questo se vogliamo capita un po’ a tutti, per finire anche alla lavatrice, al frigorifero, al rubinetto, insomma ad un oggetto qualsiasi. Capita ai geni, agli artisti, come ad esempio Leonardo o Salvador Dali, e lo stesso Leonardo ammetteva di  riconoscere un’opera da lui realizzata in qualsiasi cosa osservasse. Quindi, la pareidolia è sinonimo, in un certo senso, di creatività, di fantasia sfrenata, di saper vedere intorno a sé cose che i comuni mortali non riusciranno mai a vedere, e questo se vogliamo è un dono più che un’anomalia. Secondo i ricercatori che hanno studiato il fenomeno, si tratterebbe di qualcosa ereditato dai nostri antenati  i quali avevano sviluppato, per sopravvivere, la capacità di riuscire ad individuare gli animali feroci mimetizzati nella natura.

Si tratta di una di quelle cose, una facoltà nella fattispecie, che non essendo più necessaria, si è andata man mano perdendo, non è stata più tramandata di generazione in generazione in quanto ormai, almeno nel mondo industrializzato, di belve feroci acquattate dietro un cespuglio, non se ne trovano più. Ovviamente questo non vale per alcune aree del globo dove l’uomo corre ancora il pericolo di essere considerato una preda da parte di qualche grande felino. Semmai, nelle nostre città, bisogna imparare a riconoscere i malintenzionati,  perché anche in questo caso il concetto è molto simile a quello di preda e predatore, solo che qui è ancora più pericoloso, perché riconoscere in un proprio simile un nemico pronto a colpire non è tanto facile. Certo, si impara, però è meno istintivo.

NuvoleDel resto tante sono le caratteristiche umane, o meglio,  le parti del corpo che con l’evoluzione sono andate via via scomparendo. Basti pensare ai peli, per esempio, che nell’uomo primitivo avevano  la funzione di proteggerlo dal freddo, dalle intemperie e che adesso, non essendo più necessari, sono praticamente scomparsi.  La peluria nell’uomo è ormai un accessorio, diciamo così, del tutto inutile, tanto è vero che è sempre meno presente . Stessa cosa accade per quello che oggi viene chiamato dente del giudizio, che nella maggior parte delle persone non  fa  la sua comparsa o, se la fa, è talmente irrilevante da limitare la sua presenza solo al fastidio, al dolore che si prova fin quando non finirà con l’apparire timidamente.

Così è pure per la pareidolia, almeno a detta di ricercatori che hanno studiato il fenomeno, si perché è stato oggetto di ricerche, come del resto accade frequentemente  quando ci sono in ballo dei soldi che possono far comodo ad una università o ad un ospedale. Del resto, basta fare anche un semplice esperimento per vedere se questa attitudine ci appartiene o meno, se Versailleresta invece un patrimonio, o se vogliamo semplicemente una caratteristica, di pochi, per lo più geni, artisti, personaggi che in qualche modo lasciano il segno. Basta infatti mettersi ad osservare le nuvole per cercare di capire se si è in grado di vedere qualcosa di diverso, soprattutto se si distinguono  forme e tratti che possono ricordare un volto.

Oppure, basta dare una occhiata alle foto allegate all’articolo, anche se per le verità, qualcuna è un po’ forzata e sembra essere una foto costruita a bella posta. Chi invece non vede nulla vuol dire che non è dotato di quell’attitudine particolare che avevano invece, per esempio, Leonardo o Salvador Dali.

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