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L’abuso di Antibiotici sta mettendo a rischio la specie umana

In Europai batteri hanno ripreso a causare 25.000 morti l’anno, e se vogliamo in Italia le cose sono ancora più preoccupanti.

di Daniele Lisi

05 Luglio 2014



AntibioticiL’abuso di Antibiotici sta mettendo a rischio la specie umana, non è una affermazione allarmistica, è semplicemente la fotografia della realtà. Di fatto è in atto una guerra tra l’uomo e i batteri, guerra che si credeva fosse stata vinta già nel lontano 1928 e anni successivi quando Alexander Fleming, per puro caso come spesso avviene in ambito scientifico, scoprì la penicillina, qualcosa che gli indiani d’America conoscevano già da tempo, pur non comprendendone le basi scientifiche. In seguito alla scoperta fu un fiorire di antibiotici, tanto che in breve tempo ne vennero prodotti diversi tipi differenti e, nell’euforia del  momento, si pensò di aver finalmente vinto una guerra che aveva causato milioni di morti, come per esempio accadde con l’epidemia di peste in Europa. Archiviata troppo presto la pratica, diciamo così, si cominciarono ad utilizzare gli antibiotici anche in quei casi in cui era evidente che non avrebbero avuto alcun effetto, come le malattie virali, e così facendo, un passo alla volta, si è tracciata la strada su cui si sono avventate nuove categorie di batteri resistenti agli antibiotici.

Ma il colpo di grazia, se così si può dire, lo hanno sferrato gli allevamenti intensivi di animali destinati alla macellazione, perché si è diffusa la consuetudine di utilizzare in tale ambito gli antibiotici come profilassi preventiva in modo da evitare che si ammalino per colpa dello stress cui sono soggetti negli allevamenti stessi, ma anche per velocizzare la crescita del bestiame e quindi migliorare la produttività e, di conseguenza, il profitto. Quando c’è di mezzo il “vil denaro”  è possibile attendersi di tutto. Del resto è convinzione diffusa che ciascuno sulla terra ha il suo prezzo, è solo una questione di zeri. Se vogliamo dare una occhiata più attenta alle cifre della disfatta, c’è da rimanere veramente sconcertati, addirittura terrorizzati, perché pensare in una rapida inversione di tendenza è un po’ un’utopia.

AllevamentiSolo in Europa, per esempio, i batteri hanno ripreso a causare 25.000 morti l’anno, e se vogliamo in Italia le cose vanno ancora peggio. In Italia e in Grecia, due nazioni unite da questa sventura, il tasso di pazienti resistenti agli antibiotici è arrivato ad una percentuale compresa tra il 10 e il 25%, a fronte di una media degli altri paesi europei del 1%, un dato a dir poco sconcertante. Negli Stati Uniti, per esempio,  l’incidenza dei ricoveri ospedalieri per pazienti resistenti agli antibiotici è cresciuta del 359% in 10 anni, anche in questo caso un dato, non semplicemente sconcertante, ma addirittura seriamente preoccupante, se non di più.

Un osservatore qualunque, fin  troppo ottimista se vogliamo, potrebbe osservare che basterebbe produrre dei nuovi antibiotici per poter vincere anche questa nuova guerra, ma la soluzione non è così semplice come potrebbe sembrare. Il fatto è che le multinazionali farmaceutiche considerano il settore degli antibiotici estremamente poco remunerativo, addirittura potrebbero perderci, perché alla base di una nuova formulazione vi sono anni di studi e di ricerche, dai costi elevatissimi, che potrebbero poi portare a produrre un nuovo antibiotico la cui vita, vista la rapidità con cui i batteri diventano superbatteri resistenti,  potrebbe esser talmente breve da non far recuperare nemmeno le spese.  Questo è confermato dal fatto che negli ultimi 5 anni sono apparsi sul mercato solo 2 nuovi antibiotici a fronte invece dei 40 prodotti  negli anni 80.

Fin quando non ci si renderà conto che un utilizzo talmente scriteriato degli antibiotici dovrà essere del  tutto rivalutato, difficilmente si potranno raggiungere dei risultati concreti nel breve periodo. Si pensi, tornando agli allevamenti, che negli Stati Uniti il consumo di antibiotici riguarda per il 75% gli allevamenti  di bestiame, in Europa si va un tantino meglio, solo il 70%, ovviamente si fa per dire. E naturalmente, tutti questi Pane e antibioticiantibiotici arriveranno nelle case dei consumatori, i quali li assumeranno mangiando la carne, una considerazione che in un cero senso potrebbe spiegare perché il numero dei vegetariani è in continuo aumento. La società americana per le malattie infettive ha lanciato una campagna per cercare di stimolare le aziende farmaceutiche a produrre 10 nuovi antibiotici entro il 2020, e la Gran Bretagna sta avviando altre iniziative analoghe. A noi non resta che aspettare, cercando di limitare al massimo sia il consumo di carne che degli antibiotici, che vanno assunti solo dietro prescrizione medica e in caso in cui sia presente una infezione batterica.

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